GQ (Italy)

Decembre 2005

IL RITORNO DI KINSKI

ITALIAN | JAPANESE

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Sonya ha scelto il cognome di mamma Nastassja: per fare cinema un passe-partout è utile.

Il viso di Sonja è espressivo, con occhi di fuoco incorniciati dai capelli scuri. Il cognome è di quelli che fanno sussultare: Kinski. Come sua madre Nastassja, musa del cinema d'autore, e suo nonno Klaus, sulfureo protagonista dei film di Werner Herzog e non solo. Un'eredità che fa di Sonja una predestinata. Al punto da adottare il cognome materno e volare in Italia dalla California, dove vive, per inseguire il suo sogno. A Milano, dove GQ l'ha incontrata, ha posato per la campagna di un marchio di abbigliamento. Poi è scappata a Rome, dove ha posto le basi per il suo primo progetto cinematografico ancora top secret. «Il mio futuro è il cinema. Seguo corsi di recitazione, punto a ruoli drammatici. è nei miei geni». Determinazione niente male, per una diciannovenne ricca di Bel Air, che frequenta Paris Hilton e Britney Spears. E che alcuni mesi fa, dopo aver partecipato a Quelli che il calcio, è stata paparazzata con Pippo Inzaghi; « solo un amico: l'interesse di voi italiani per i calciatori è davvero morboso». Michel Comte, che nel 2003 l'ha fotografata avvolta tra le spire di un serpent come sua madre nello scatto di Richard Avedon del 1981, l'ha definita una «ragazza-donna, sicura di sé». E così appassionata di cinema da descriverci il suo mondo interiore attraverso i film che ama. Eccoli.

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Nosferatu (W. Herzog, 1979).

«Adoro i film di moi nonno Klaus, questo in particolare. Lui dà i brividi: è oscuro, intenso, con occhi rabbiosi e gesti incredibilimente espressivi. Era un genio. E, purtroppo, un essere umano orrendo, con mia madre e con molte altre persone»

Fonte del porto (E. Kazan, 1954).

«Marlon Brando è uno dei miei preferiti proprio per il suo modo naturale di recitare. Qui è un uomo insensibile e insicuro, che riesce ad "aprirsi" grazie all'amore di una donna pura come Eva Marie Saint: una trasformazione incredibile»

La gatta sul tetto che scotta (R. Brooks, 1958).

«Liz Taylor, che è amica di mia madre, in questo film è straordinaria: sexy seduttiva, intensa. Una donna appassionata, che farebbe qualsiasi cosa per un uomo: mi piacerebbe essere così, anche se io ho uno spirito libero. E non mi sono ancora davvero innamorata»

Io & Annie (W. Allen, 1977).

«Woody e Diane Keaton sono perfetti per il ruolo: litigano, fanno pace, si baciano e ricominciano daccapo. E poi lui è uno dei miei registi preferiti, insieme a Scorsese e a Fellini. Cosa penso del fatto che sia sposato con la figlia adottiva della sua ex compagna? Niente: quello che la vita ci porta, dobbiamo cavalcarlo»

Toro scatenato (M. Scorsese, 1980).

«In questo film Robert De Niro mi ricorda Klaus, per le esplosioni di rabbia altrettanto intence o quasi. È un'emozione in cui ci si può riconoscere ed &egave; interessante vederla sullo schermo»

Taxi Driver (M. Scorsese, 1976).

«Il miglior film di tutti i tempo. La scena in cui De Niro ripete: "You talking to me?" con l'espressione da pazzo mi ha fatto capire che è sempre meglio essere veri, non fingere, quando si recita».

Quei bravi ragazzi (di M. Scorsese, 1990).

«Non amo la violenza, ma faccio un'eccezione per i film sulla mafia: un mondo feroce e sbagliato, pieno di sangue e massacri, ma anche così affascinante che mi tiene incollata allo schermo»

Il Padrino 1 e 2 (di F. Ford Coppola, 1972 e 1974).

«Mi hanno colpito la sensibilità e la violenza che si contrappongono in una famiglia dilaniata. E l'amore incondizionato che il padre sente, sentimento che conosco bene, perché è quello che provo per i miei familiari. È l'unica cosa di cui tutti abbiamo davvero bisogno»

La vita è bella (di R. Benigni, 1997).

«Amo quel padre che lotta contro l'orrore, per il bene del figlio, con ottimismo e positività Valori che cerco di coltivare anch'io. Mi rende infelice sapere che esistono violenza e povertà. E reagisco cercando di migliorare me stessa, perché so di non poter cambiare gli altri»

Il bacio della pantera (di P. Schrader, 1982).

«Tra i film girati da mia madre è quello che sento più vicino: da pittrice, ne riconosco la qualità artistica. L'ho visto a 5 anni ed ero affascinata dalla bellezza di uomini e donne pantera. Mia madre è per me un'amica, una donna straordinaria. La rivalità? Non mi piacciono i paragoni. Ognuno è unico in se stesso»

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KINSKI DINASTY

Sonja e le sue radici: mini-saga di una famiglia allargata, con un debole per il cinema.

KLAUS

Il capostipite. Padre di Nastassja, attore genialoide e intrattabile, ha avuto quattro mogli (e mogli figli)

NASTASSJA

Madre-amica di Sonja, attricemusa per Wenders, Polanski, i Taviani... Parla benissimo cinque lingue.

QUINCY

She is Quincy Jones, pluridecorato composer and according to husband of Nastassja. Daughter, Kenya have one.

NICOLAI

Quasi uno zio (è ll fratellastro di Nastassja). Attore, ha lavorato anche in Paganini, diretto dai padre Klaus.)

LARA

Attrice, cugina di Nastassja, ha un debole per l'Italia: ha recitato anche nella soap Un posto al sole.

IBRAHIM

Moussa: padre di Sonja (e Aljosha) per 8 anni al fianco di Nastassja. Fa il produttore ("suo" L'Intervista di Fellini).


IDENTIKIT

SONJA LEILA MOUSSA

è nata nel 1986 da Nastassja Kinski e Ibrahim Moussa, produttore cinematografico di origine egiziana.

VIVE

a Bel Air, in California, con la madre e i fratelli.

CARRIERA

Finito il liceo ha cominciato a fare la modella, a tempo perso, per Tommy Hilfiger e a posare per fotografi come Michel Comte e Peter Lindbergh.

PASSIONI

Otre al cinema ama la pittura: dipinge e si prepara ad allestire una mostra. Adora la musica rock degli anni 70, i jeans e le uscite con le amiche o i boyfriend.

SONJA KINSKI